Valentina,Torino.

Fredda come il mare d'inverno che ti imperlina la pelle con le sue gocce gelide. Ma un giorno arrivò Lui, che mi prese per mano e con pazienza mi insegnò a vivere e ad amare. Perché se ci si tiene per mano la vita fa meno paura. 28.O9.2OI3

"Hai mai provato un dolore emotivo talmente forte da sembrare fisico?”
— Carmen Monroe (via noo-ones-gonna-take-my-soul-away)
"C’erano una penna nera e un evidenziatore posti su una scrivania, e c’erano un paio di stivali che riposavano al di sotto di questa.
Un giorno la penna si stancò di essere collocata sempre accanto all’evidenziatore, e si lasciò cadere nello stivale destro. Questo si svegliò di soprassalto e, incredulo, le domandò: “Sei sicura di voler restare con me? Guarda che il mondo fuori non è mica perfetto come quello che trascrivi tu sul foglio! È pieno di pericoli, aria inquinata, e uomini senza senno!”
La penna si mostrò sicura della sua scelta, e pronta ad accogliere i rischi del mondo reale; un mondo che, talvolta, le mancava terribilmente. Lo stivale destro diede un colpetto di tacco a quello sinistro, tradizionalmente lo faceva prima di intraprendere una passeggiata, e lo avvisò del fatto che ci fosse una ospite al suo interno. Lo stivale sinistro non poté far altro che ammirare il coraggio della penna e, con essa e col suo compagno di viaggio, si diresse fuori. Una volta catapultati nel mondo, la penna non si lasciò sfuggire neanche un panorama di quanti se ne potevano scorgere dall’estremità dello stivale. E, seppure dal basso verso l’alto, riuscì a cogliere importanti sfumature e caratteristiche proprie della città. Il fascino dell’inesplorato, dell’inaccessibile, del temuto, la catturò a tal punto che decise di sporgersi sempre di più, sempre un po’ di più. Gli stivali parvero divertiti, e acquietati dal fatto che quella sorta di gita stava proseguendo magnificamente. Ad un certo punto, mentre la penna era intenta ad osservare i colori morti delle foglie sull’asfalto, tipiche della stagione autunnale, le ali prosperose di una grossa aquila fecero breccia sullo stivale destro, il quale, inesorabilmente, perse l’equilibrio e crollò mesto sull’asfalto, confondendosi alle foglie. La penna cadde insieme a lui, la plastica che l’avvolgeva si scheggiò, e perse finanche il tappo. L’impatto fu violento, davvero violento. Lo stivale destro, essendo di gomma, non subì gravi danni, e appena riacquistò l’equilibrio aiutò la penna, fiacca ed instabile, a risalire. Lo stivale sinistro cercò di recuperare il tappo, ma per via della sua costituzione non riuscì a trattenerlo. Così, tornarono a casa correndo, con una penna lesionata, senza tappo, e senza voce.
“Accidenti!” Imprecò lo stivale destro. “Le avevo detto che era rischioso ‘sto mondo!” Continuò.
“Spero solo che tutto questo le servirà a qualcosa…” Replicò quello sinistro.
Rientrati in casa, si scagliarono nella loro camera, balzarono prima sullo sgabello, e poi sulla scrivania, facendo piccoli salti.
Posarono delicatamente la penna sulla scrivania, e vi trovarono l’evidenziatore che sghignazzava in una sconcertante e macabra melodia.
“Di’ un po’, cos’hai da ridere?” Domandò lo stivale destro.
“Vi trovo alquanto patetici.” Asservì l’erudito evidenziatore.
“E perché?” Chiesero entrambi gli stivali.
“Perché se adesso quella penna non sarà più in grado di scrivere sarà solo per colpa della vostra sfrontata imprudenza.”
“Noi non abbiamo fatto niente. È stata un’aquila a colpirla!”
Si giustificarono in un’aura di mortificazione. “Vi chiedo con la massima cordialità di scendere da qui. La suddetta scrivania non è il vostro posto.”
Essi obbedirono e per un po’ stettero in silenzio, a rimuginare sulle brucianti parole dell’evidenziatore.
Quando la penna rinvenne dal trauma, trovò l’evidenziatore dinanzi agli occhi che la fissava con aria di rimprovero e un po’ di rassegnazione.
“Mi dispiace…” Disse lei, con un filo di voce. “Ma lo rifarei altre… lo rifarei altre mille volte… perché è solo grazie al mondo reale che conosco il Dolore… e ora sono davvero ispirata… ora ho tanto da scrivere…”
L’evidenziatore rimase interdetto all’ascolto di quelle parole, e per una frazione di secondo analizzò criticamente le sue convinzioni riguardanti la prudenza. Decise di lasciarla sola, e si rintanò in un libro di psicologia a riflettere.
Quando uscì dal libro, trovò la penna, esausta, che riposava sopra un foglio riempito di inchiostro fino all’orlo. L’evidenziatore lesse qualche riga e, stupito dal fatto che gli piacesse ciò che stava leggendo, chiamò in soccorso la penna rossa. Quest’ultima lavorò parecchio, perché ciò che aveva scritto la penna nera era tempestato di errori grammaticali ed era molto confusionario.
“È bello, però. Direi emozionante…” Affermò.
L’evidenziatore si incuriosì e decise di leggere tutto. Non aveva mai versato una lacrima prima d’ora ma, quella volta, grazie al dolore descritto dalla penna, ne versò un paio. Immediatamente tornò in sé, e si vergognò di quanto gli era accaduto, sperando che nessuno l’avesse visto, ma la penna era sveglia e lo stava osservando.
“Padre della razionalità indiscussa, cosa ti succede? Perché hai ceduto all’emozione?” Gli domandò, con un pizzico di ironia.
“Io… Ah, maledizione!” Rispose lui, ancor più imbarazzato.
“Sai, amico mio, quando la penna rossa correggeva il mio elaborato ho capito una cosa…”
“Cosa?” Chiese l’evidenziatore.
“Ho capito che per scrivere della roba valida ho bisogno sia di te che degli stivali. Ho bisogno dello studio sui libri, e dello studio sulla strada. Ho bisogno di nozioni astratte e di materiale empirico, insomma di cultura ed esperienza diretta. Vorrei potermi esprimere meglio, come te, ma questo è ciò che riesco a dire…” La penna sembrò pentita.
“Oh no, ti sei espressa perfettamente. Anzi, anche se ho appena perso l’esclusività, concordo con la tua idea. Che ne dici se la prossima volta vengo anch’io insieme a te e agli stivali?”
L’inchiostro della penna si illuminò, e disse: “Sarebbe fantastico.”
“Ma ricorda” fece il saggio evidenziatore “nei giorni in cui avrai un’eccessiva voglia di respirare il mondo, attenta a non sporgerti troppo dallo stivale. Rischi di schiantarti e, quando cadi, si sa, il mondo mette gli spigoli.””

Sara Cassandra

Che bello! Sara non ci deludi mai!!!

(via silenzitroppolunghi)

Cristo, è bellissimo.

(via hounsognodentro)

Sempre paradisiache le sue parole.

(via uncasinoinnamorato)

Non ci sono parole per descrivere quanto meravigliose siano le tue storie.

(via pioggiagelidanelcuore)

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